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MESTIERI ANTICHI E DIMENTICATI DI BOLOGNA : GLI ZAVAGLI

A Bologna si sente dire, a volte, che qualcosa o qualcuno è uno zavaglio : termine bolognese dialettale ormai italianizzato ed usato per indicare ciò che ha poco valore.


Questo termine deriva in realtà da una persona : fare lo zavaglio a Bologna, nei secoli passati, era infatti un lavoro, non troppo limpido perché basato su trucchetti e trattative, ma svolto in città alla luce del sole.

In origine, lo zavaglio sarebbe un rigattiere, cioè una persona che per lavoro compra roba usata per poi rivenderla, un mestiere spesso considerato con un’accezione negativa considerando che fra i sinonimi ci sono i termini robivecchi o straccivendolo, proprio a causa delle contrattazioni spesso a sfavore dell’acquirente.

Di certo, i zavagli a Bologna non avevano una corporazione riconosciuta all’interno del Palazzo della Mercanzia, né uno stemma in cui riconoscersi o una sede, nemmeno una divisa da usare nelle parate seguendo il gonfalone della città.

Oggi però possiamo avere un’idea di come girassero in città cercando di fare affari grazie ad una miniatura di Giuseppe Maria Mitelli. Fu un incisore bolognese vissuto fra il Seicento ed il Settecento che entrando a contatto con un libro dove si raccoglievano alcuni dipinti di artigiani e commercianti al lavoro opera di Annibale Carracci, decise di incidere a sua volta una quarantina di mestieri bolognesi.

Fra questi lavoratori c’è anche lo zavaglio : egli gira in città tenendo alcuni cappelli in testa ed altri su un braccio; mentre con la mano libera regge una stadera, una bilancia di origine etrusca, da usare negli scambi per far apparire oneste le trattative che fa.



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