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CANABIS PROTECTIO : BOLOGNA E L’INDUSTRIA DELLA CANAPA

Bologna, per secoli, venne considerata in Europa ‘la città della seta’ grazie all’industria serafica ed al continuo miglioramento che c’era stato nella di lavorazione di questo prezioso filo.

Accanto a questa fiorente industria, in città ne esisteva un’altra che, pur mantenendo una organizzazione più semplice del lavoro e macchinari meno avanzati, era molto importante per l’economia della città : l’arte della canapa. I gargiolari,o canapini, appaiono per la prima volta come un’Arte riconosciuta ufficialmente nel 1245 insieme all’arte dei Salaroli, dai quali si distaccarono solo nel 1666, ed erano abbastanza importanti da avere una sede in pieno centro storico. Si trovava in via Cimarie, una via oggi scomparsa che si trovava fra Via degli Orefici e via del Mercato di Mezzo (attuale via Rizzoli), il cui nome derivava dalla forte presenza di botteghe di cimatori, cioè lavoratori dei tessuti.

L’arte della canapa, come quella della seta, si poteva svolgere solo all’interno delle mura di Bologna e per non ‘rubare’ acqua all’importante industria serafica, utilizzava soprattutto l’acqua del canale Savena, coi gargiolari raccolti soprattutto in zona Castiglione, Borgo S.Pietro e Via Mascarella. Il più importante acquirente dei canapini bolognesi era la città di Venezia : fino al Seicento inoltrato infatti, la Serenissima utilizzava principalmente canapa felsinea per le tele e le corde della sua flotta, diventando di fatto pian piano il principale cliente cittadino. Questa preferenza purtroppo creò danno all’industria canapina bolognese a fine Seicento, quando Venezia decise per politiche economiche di limitare questi acquisti, tanto che il settore a Bologna ebbe un crollo. Il tasso di disoccupazione divenne tanto alto da non riuscire più a riprendersi, fino ad una lenta scomparsa durante i secoli successivi, anche a causa di una forte concorrenza.

Un vero peccato per un settore che nel 1586, come sappiamo da una bolla pontificia, aveva una filiera formata da dodicimila lavoratori fra gargiolari, scavezzatori, tessitori, filatori ed altri lavoratori del settore, e che era cresciuta al punto da ottenere un proprio Monte di Pietà. Era detto Monte della Canapa o di Sant’Antonio Abate, fu riconosciuto nel 1692 e nel1693 ebbe sede nell’odierna Piazza Verdi all’interno dell’edificio che ospitava le vecchie scuderie della famiglia Bentivoglio, dove ancora oggi sul portone all’esterno è possibile vedere un affresco che rappresenta Cristo morto con Sant’Antonio Abate, protettore dei canapini ad opera di G.F.Spini. Il Monte nacque come opportunità di concedere prestiti ai gargiolari ed altri operai della canapa lavorata alla Bolognese, come aiuto economico e funzionava a tal punto che nel 1750 venne spostato nella sede di Via Indipendenza accanto alla Cattedrale, insieme al Monte della Seta. L’attività di entrambi i Monti però terminò definitivamente nel 1796 con l’arrivo di Napoleone Bonaparte e la requisizione di tutti i prestiti.

Una curiosità : l’importanza di questo settore per l’economia bolognese è ricordato anche sulla volta e sul pavimento del Canton de’ Fiori, nell’edificio all’angolo fra via Rizzoli e via Indipendenza sotto la torre Scappi. Qui infatti si può leggere una scritta latina che recita PANIS VITA – VINUM LAETITIA – CANABIS PROTECTIO : il pane (il cibo) è vita, il vino è gioia e la canapa (il lavoro) protezione.


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