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BOLOGNA LA ROSSA, LA DOTTA, LA GRASSA: alle origini dei soprannomi di Bologna

Sono molte le città identificate da un appellativo, da “soprannomi” che fanno riferimento alle loro origini, a qualche particolare caratteristica, ad aspetti culturali che le identificano: Roma, città eterna, Venezia la serenissima, Ferrara, città estense. Ebbene, #Bologna di soprannomi ne ha ben tre, tanto sfaccettata ed ecclettica è la sua identità: “la rossa”, la “dotta”, la “grassa”. Vediamo di capire come e perché nascono questi appellativi. Bologna la “rossa” fa riferimento al colore dei mattoni con cui fin dal medioevo si costruivano torri e palazzi. La tonalità calda e avvolgente del rosso rimane ancora oggi uno dei tratti distintivi della città ed è forse uno dei motivi per cui è facile passeggiando per Bologna provare un senso di calore e accoglienza. Non mancano le interpretazioni più recenti che vedono invece nel rosso un riferimento alla tradizione politica della città, storico baluardo del partito comunista, oppure lo associano alle eccellenze bolognesi in campo motoristico, come la rossa Ducati. Il secondo appellativo, la “dotta”, si riferisce alla straordinaria ricchezza culturale della città e in particolare alla sua Università, l’Alma Mater Studiorum, che può vantare il titolo di più antica università d’Europa. L’anno ufficiale di nascita dello Studium bolognese è il 1088 ma è bene specificare che si tratta di una data convenzionale stabilita a tavolino nell’Ottocento da un comitato di storici capitanati da Carducci. Il dato certo è che l’istituzione affonda le radici nel XI secolo e conosce nei secoli successivi una straordinaria espansione. Studenti da ogni parte d’Europa arrivano a Bologna, che diventa uno dei più importanti centri intellettuali del Medioevo. Petrarca, Copernico, Thomas Becket, Laura Bassi sono solo alcuni dei nomi legati alla dotta Bologna. Oggi, a distanza di secoli, con i suoi circa 80000 studenti Bologna conferma la sua valenza di vivace città universitaria. Infine, l’appellativo “grassa” omaggia la straordinaria tradizione culinaria bolognese ma anche il gusto e la convivialità con cui ogni bolognese si appresta ai piaceri della tavola. Ne sapeva qualcosa Artusi, che afferma “Quando sentite parlare della cucina bolognese fate una riverenza che la merita. È un modo di cucinare un po’ greve, se vogliamo, perché il clima così richiede, ma succulento, di buon gusto e salubre.” Anche questo è un soprannome antico, basti pensare che nel Trecento si contavano a Bologna 150 osterie e 50 alberghi. Furono forse gli studenti a “importare” all’estero, di ritorno dai loro studi, il mito della ricchezza gastronomica di Bologna. Ed è probabile che questa ricchezza sia a sua volta dovuta alle contaminazioni culinarie inevitabili in una città universitaria di stampo internazionale. Fatto sta che in un poema francese del XIII secolo, “Roman du comte de Poitiers” già si parla di “Bulogne la crasse”. Da allora la fama è rimasta immutata: non a caso gran parte delle specialità italiane più apprezzate all’estero viene proprio da qui: il ragù alla bolognese, il tortellino, la mortadella, le lasagne sono alcune delle specialità che contribuirono a diffondere nel mondo i mito di Bologna “la grassa”.


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